Sarebbe interessante notare che il Cattolicesimo, nella versione che per secoli dominò l'Europa (quella cattolica si intende), non poneva la "questione sociale" al centro dei suoi interessi, ovvero non aveva come compito il rendere i poveri meno poveri, l'uguaglianza sociale, il preservare i deboli dai forti e quant'altro, tutte cose che fanno parte del Cattolicesimo da un secolo e poco più. Da poco meno di due secoli invece il Cattolicesimo si preoccupa e auspica alla pace, quando la guerra è sempre stata tutto sommato approvata (con le dovute precisazioni e limitazioni) ed era anzi, in determinati casi (la guerra santa) mezzo per provare la propria fede a Dio e di guadagnarsi la salvezza. D'altronde, lo Stato Pontificio era perfettamente in grado di schierare un esercito per gran parte della sua storia (cosa che mai andrebbe dimenticata) e, in quanto Stato, doveva aver a che fare con il denaro e la sua amministrazione (altra cosa da non scordare, insieme al fatto che è ancora uno Stato, per quanto ridimensionato). L'indirizzo pauperistico si esaurì piuttosto presto all'interno della Chiesa di Roma, la quale per necessità si trovò a gestire tutta la regione del Lazio (grosso modo), ufficialmente per conto dei Bizantini, ma, a mano a mano che il potere di Bisanzio sulla penisola scemava e che Roma si trovava sempre più isolata in mezzo a barbari eretici, fu per necessità che il pontefice, unica autorità rispettata e autorevole in grado di farlo, si prese il carico di far proseguire la vita in quella piccola regione dimenticata dall'imperatore d'Oriente. L'abitudine fece sì che fosse del tutto normale per la Chiesa avere beni terreni, e d'altronde le chiese erano spesso oggetto di donazioni da parte di ricchi e nobili (prima dell'avvento dei barbari, la chiesa di Roma possedeva enormi estensioni di terre in pianura padana e in Sicilia, oltre che altrove, dono di senatori senza figli o semplicemente devoti). La vena pauperistica non si estinse mai e in ogni caso rimase sempre qualcosa d'essa all'interno della Chiesa Cattolica. Sappiamo che più volte sono stati fatti rinnovamenti della Chiesa per combattere il troppo attaccamento ai beni terreni, ma non per rendere poveri , o più poveri, gli ecclesiastici (tali riforme sono state sempre collegate a riforme più generali, circa la moralità del clero). Sappiamo che sono nati molti movimenti pauperistico evangelici, la maggior parte dichiarati eretici, ma non tanto per il loro dichiarare la povertà della Chiesa, ma quanto piuttosto per il voler concedere ai laici il predicare e il giudicare il clero corrotto, quando la Chiesa era impegnata a separare sempre più il clero dal laicato ed ad escludere quest'ultimo dalla vita attiva all'interno della Chiesa. Inoltre, spesso questi movimenti si ponevano in maniera polemica nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche. Anche il movimento dei Frati Minori si può ascrivere a questa categoria, ma con importanti differenze, che gli permisero di sopravvivere e di integrarsi all'interno della Chiesa. Innanzi tutto, San Francesco poneva come assolutamente fondamentale l'obbedienza alla Chiesa romana; sosteneva la povertà, ma non diceva che tutta la Chiesa dovesse seguire il suo stile di vita; voleva predicare, ma cercava sempre il permesso del vescovo locale; voleva integrarsi all'interno della Chiesa, e non condannarla o sostituirla; infine, ma non meno importante, era papa all'epoca Innocenzo III, un papa lungimirante, che intuì le potenzialità dei francescani e che, in generale, stava tentando di inserire questi movimenti ereticali nella Chiesa, ove questo era possibile. In ogni caso, dopo la morte di Francesco, la sua figura venne rivisitata e i suoi scritti che meno coincidevano con l'immagine che si voleva dare dei Frati Minori vennero eliminati.
I discorsi di povertà della Chiesa e di pace nel mondo e di tolleranza religiosa sono recenti. Richiamarsi alla chiesa delle origini non ha senso, perché la Chiesa Cattolica non è la chiesa delle origini, la quale oltrettutto era composta da una miriade di chiese diverse, ma qualcosa di nato dopo, con caratteristiche e peculiarità proprie e particolari.
Aggiungo una cosa: si fa gran discutere dei rapporti fra Chiesa Cattolica e regimi totalitari nel Novecento, solitamente condannando la Chiesa per il comportamento tenuto (quale altro comportamento avrebbe dovuto tenere secondo costoro, date le persone che vi erano ai vertici della Chiesa, le situazioni, i luoghi e le mentalità dell'epoca, non saprei), ma si scorda di norma che le chiese luterane tedesche si sono compromesse con il regime di Hitler in modo molto serio, appoggiandolo pienamente e attivamente, cosa che la Chiesa Cattolica non ha mai fatto nè nei confronti del Nazionalsocialismo (fra l'altro, molto inviso in curia), nè del Fascimo, al quale ha impedito di svilupparsi in pieno, poiché due assoluti non possono coesistere.
Ogni tanto si vuole informare, ogni tanto far riflettere, altre volte solo scrivere. Il veleno di un cobra può servire per creare medicine e salvare vite; normalmente, però, contamina e uccide.
giovedì 30 dicembre 2010
giovedì 23 dicembre 2010
Il traditore Fini
E così il traditore Fini, constatato che non è riuscito a sostituire il nanastro nel governo dell'Italia, ha pensato bene di far passare la riforma dell'università, forse nel tentativo di rifare amicizia con il Cavaliere. Già quando alla camera la riforma era passata, Fini e il suo partito si erano limitati a bocciare qualche articolo, tanto per far un po' di paura al PdL e alla Lega, senza poi nessun risultato pratico. Adesso, invece, al senato, hanno approvato completamente la riforma, consegnando la formazione delle menti italiane a un branco di idioti, Gelmini in testa, per quanto naturalmente lei non sia che la carne da macello, per così dire, la truppa da prima linea. La Gelmini ha definito "epocale" questa riforma dell'università (nella speranza immagino di essere ricordata in qualche libro di storia), che sostituirà il corrotto e inefficiente sistema del '68 (guarda caso, anche nel '68 si avevano convinzioni simili). Dunque, adesso non si potrà più accedere alla cattedra universitaria se si è imparentati (fino al quarto grado) con un professore; ci si chiede la meritocrazia dove vada a finire, perché, ma probabilmente la Gelmini non se ne è accorta, e quelli che muovono i suoi fili non glielo hanno fatto notare, se uno è bravo, deve poter accedere all'università, anche se ci ha lo zio che ci insegna. Altrimenti, è una descriminazione priva di senso, e non si guarda affatto alla bravura e alla competenza delle persone, ma solo al grado di parentela. I ricercatori potranno avere un contratto a tempo indeterminato solo se saranno efficienti, altrimenti via. Ma quanti avranno voglia di andare a fare i ricercatori con tale prospettiva? E dire che la ricerca è fondamentale per un Paese. Ma questo sappiamo che l'Italia non lo capisce. D'altronde, gran parte di qeulli che sono al governo (Lega) si fanno un vanto di essere ignoranti. E' in buone mani la nostra scuola, eh? Fra l'altro, i loro tanto amati celti non erano affatto dei grezzi ignoranti (come loro tendono a credere, almeno dalle loro affermazioni); tanto per dire, il divenire druido era cosa complicatissima, per via dell'enorme bagaglio culturale necessario.
Il povero UdC, che si è astenuto, poteva astenersi o votare contro, senza alcuna differenza, una volta che Fini si era schierato con il vecchio alleato. Dev'essere frustrante trovarsi impotenti innanzi a una situazione che peggiora sempre più, con una lotta per il potere, senza curarsi veramente di quel che si fa, purché si dimostri di aver mantenuto le promesse.
Si è parlato ancora degli scontri in piazza, definiti vera guerriglia urbana, e dei processi per sette degli arrestati. Ora, io non condanno coloro che hanno manifestato in modo violento; davanti a una situazione in cui non si riesce a farsi ascoltare, in cui davanti alle proteste, alle richieste, si viene ignorati o si ottiene come risposta un "non prendo posizione" (Napolitano), trovo logico che si cerchi di farsi ascoltare tramite la violenza. Ed effettivamente, si viene notati, ma, ahimè, solo per essere condannati e criticati, gettando discredito sulle idee sostenute. E' quindi controproducente. Tuttavia, a parte i pochi violenti in sè che sempre ci sono e amano queste cose, gli altri sono stati spinti a ciò più che altro dal governo sordo, che continua la sua marcia, senza curarsi di cosa travolga e che rovine lasci dietro di sè. Ma prima o poi si trova sempre un ostacolo che non si riesce a superare.
Comunque, al momento, oltre al caos in cui versa sempre la sinistra, è colpa del traditore Fini se la riforma è passata.
Il povero UdC, che si è astenuto, poteva astenersi o votare contro, senza alcuna differenza, una volta che Fini si era schierato con il vecchio alleato. Dev'essere frustrante trovarsi impotenti innanzi a una situazione che peggiora sempre più, con una lotta per il potere, senza curarsi veramente di quel che si fa, purché si dimostri di aver mantenuto le promesse.
Si è parlato ancora degli scontri in piazza, definiti vera guerriglia urbana, e dei processi per sette degli arrestati. Ora, io non condanno coloro che hanno manifestato in modo violento; davanti a una situazione in cui non si riesce a farsi ascoltare, in cui davanti alle proteste, alle richieste, si viene ignorati o si ottiene come risposta un "non prendo posizione" (Napolitano), trovo logico che si cerchi di farsi ascoltare tramite la violenza. Ed effettivamente, si viene notati, ma, ahimè, solo per essere condannati e criticati, gettando discredito sulle idee sostenute. E' quindi controproducente. Tuttavia, a parte i pochi violenti in sè che sempre ci sono e amano queste cose, gli altri sono stati spinti a ciò più che altro dal governo sordo, che continua la sua marcia, senza curarsi di cosa travolga e che rovine lasci dietro di sè. Ma prima o poi si trova sempre un ostacolo che non si riesce a superare.
Comunque, al momento, oltre al caos in cui versa sempre la sinistra, è colpa del traditore Fini se la riforma è passata.
martedì 30 novembre 2010
I buoni vecchi tempi della ierocrazia
E così la riforma della Gelmini è passata alla Camera.
La cosa più curiosa è che la Lega sostenga di avere a cuore l'università italiana (o l'istruzione, più in generale), quando ci si stupisce già che i suoi appartenenti sappiano scrivere. D'altronde, sappiamo come (e a che età) il figlio di Bossi abbia completato la sua istruzione, se vogliamo parlare di istruzione. Ma è purtroppo una triste realtà, di cui ho fatto esperienza diretta e personale, che i meno adatti a giudicare qualcosa, per esempio la scuola e l'istruzione italiana, tanto per dire, lo facciano e abbiano potere decisionle in merito, come, sempre per dire, la Lega. La Lega, il vero pericolo per l'Italia, dato che ormai il nano a cavallo sta finendo il suo tempo e se è ancora al governo (ahinoi) lo deve solo al potente alleato leghista. A proposito dell'uomo dalla chioma fluente, ritengo sia meglio lasciar perdere le sue ridicole affermazioni sulla cultura, affermazioni che servono solo a confermare come ormai sia divenuto completamente ridicolo. Ma fare qualche battuta non poteva evitarlo, vizio che ha sempre avuto ("Lei starebbe bene a fare il nazista in un film sull'Olocausto"), e d'altronde deve mantenere la sua immagine europea di pagliaccio e comico, per far ridere i nostri vicini nordici. Ho conosciuto uno scrittore italiano che vive in Germania, a Monaco (chissà perché...) che ha scritto un libro, ancora anni fa, sul nostro presidente, libro che non era certo filoberlusconiano, e che ha avuto un grande successo fra i tedeschi. Per non parlare dell'affermazione di Tremonti, che con la cultura non si mangia. Ignoravo che si fosse fatto comunista, tanto più che la sinistra pare invece difendere la cultura in questo frangente. L'idea, infatti, che prima di tutto all'uomo serva cibo, vestiti e un tetto, e poi viene tutto il resto (compresa la cultura) è di origine socialista.
La scuola italiana sarebbe fra le migliori se avesse i soldi. Eppure questo non pare che entri in certe teste. La Germania, se non erro, da quando è iniziata la crisi, ha radoppiato i finanziamenti per la ricerca. E, caso molto strano, è proprio la Germania quella messa meglio ora. Noi, giustamente, per non copiare quei poveri crucchi, facciamo l'incontrario. Se almeno i soldi rubati in questo modo servissero a qualcosa di veramente utile per tutti...
Per quanto riguarda gli studenti sui tetti (cosa che deve aver fatto molta impressione, dato che tutti lo hanno citato, chi approvando e chi condannando), sarebbe veramente bello che quel che ha affermato la sinistra fosse vero, ovvero che non c'era nessun partito dietro. Purtroppo c'erano, e si sa chi naturalmente, sebbene certamente sarebbe da sciocchi voler sostenere che tutte le manifestazioni, o le manifestazioni nella loro interezza, siano frutto dell'azione di questi partiti.
E' stata comunque una delle poche volte in cui mi sono trovato d'accordo con la sinistra (e naturalmente il Centro). Ma d'altronde, si sa che trovare in Italia un partito che ci rappresenti veramente non è possibile, a parte le masse che si fanno leghiste (stranamente, però, sebbene la Lega abbia ottenuto una quantità di voti, io ho incontrato pochissime persone che affermano di aver votato Lega. Mah...).
Il signor Fini e il suo neo partito dovrebbero farsi un esame di coscienza, dato che è da mesi che continuano a minacciare l'hobbit dai capelli lunghi, a insistere che si dimetta, a far pendere come una spada di Damocle sul povero Cavaliere l'ombra della sfiducia, e nonostante questo, è proprio colpa loro se la riforma è passata alla Camera. Abbiamo capito che Fini vorrebbe semplicemente rimpiazzare il Berlusconi, senza fare nuove elezioni, come d'altronde succede spesso: non si vuole cambiare la forma di governo, ma si vuole semplicemente estromettere la vecchia classe dirigente. Più o meno, la situazione è analoga. Così, però, intanto, la Lega, con la sua appendice del PdL, va avanti a smontare l'Italia, più di quello che già è.
Eh, i buoni vecchi tempi della ierocrazia...
La cosa più curiosa è che la Lega sostenga di avere a cuore l'università italiana (o l'istruzione, più in generale), quando ci si stupisce già che i suoi appartenenti sappiano scrivere. D'altronde, sappiamo come (e a che età) il figlio di Bossi abbia completato la sua istruzione, se vogliamo parlare di istruzione. Ma è purtroppo una triste realtà, di cui ho fatto esperienza diretta e personale, che i meno adatti a giudicare qualcosa, per esempio la scuola e l'istruzione italiana, tanto per dire, lo facciano e abbiano potere decisionle in merito, come, sempre per dire, la Lega. La Lega, il vero pericolo per l'Italia, dato che ormai il nano a cavallo sta finendo il suo tempo e se è ancora al governo (ahinoi) lo deve solo al potente alleato leghista. A proposito dell'uomo dalla chioma fluente, ritengo sia meglio lasciar perdere le sue ridicole affermazioni sulla cultura, affermazioni che servono solo a confermare come ormai sia divenuto completamente ridicolo. Ma fare qualche battuta non poteva evitarlo, vizio che ha sempre avuto ("Lei starebbe bene a fare il nazista in un film sull'Olocausto"), e d'altronde deve mantenere la sua immagine europea di pagliaccio e comico, per far ridere i nostri vicini nordici. Ho conosciuto uno scrittore italiano che vive in Germania, a Monaco (chissà perché...) che ha scritto un libro, ancora anni fa, sul nostro presidente, libro che non era certo filoberlusconiano, e che ha avuto un grande successo fra i tedeschi. Per non parlare dell'affermazione di Tremonti, che con la cultura non si mangia. Ignoravo che si fosse fatto comunista, tanto più che la sinistra pare invece difendere la cultura in questo frangente. L'idea, infatti, che prima di tutto all'uomo serva cibo, vestiti e un tetto, e poi viene tutto il resto (compresa la cultura) è di origine socialista.
La scuola italiana sarebbe fra le migliori se avesse i soldi. Eppure questo non pare che entri in certe teste. La Germania, se non erro, da quando è iniziata la crisi, ha radoppiato i finanziamenti per la ricerca. E, caso molto strano, è proprio la Germania quella messa meglio ora. Noi, giustamente, per non copiare quei poveri crucchi, facciamo l'incontrario. Se almeno i soldi rubati in questo modo servissero a qualcosa di veramente utile per tutti...
Per quanto riguarda gli studenti sui tetti (cosa che deve aver fatto molta impressione, dato che tutti lo hanno citato, chi approvando e chi condannando), sarebbe veramente bello che quel che ha affermato la sinistra fosse vero, ovvero che non c'era nessun partito dietro. Purtroppo c'erano, e si sa chi naturalmente, sebbene certamente sarebbe da sciocchi voler sostenere che tutte le manifestazioni, o le manifestazioni nella loro interezza, siano frutto dell'azione di questi partiti.
E' stata comunque una delle poche volte in cui mi sono trovato d'accordo con la sinistra (e naturalmente il Centro). Ma d'altronde, si sa che trovare in Italia un partito che ci rappresenti veramente non è possibile, a parte le masse che si fanno leghiste (stranamente, però, sebbene la Lega abbia ottenuto una quantità di voti, io ho incontrato pochissime persone che affermano di aver votato Lega. Mah...).
Il signor Fini e il suo neo partito dovrebbero farsi un esame di coscienza, dato che è da mesi che continuano a minacciare l'hobbit dai capelli lunghi, a insistere che si dimetta, a far pendere come una spada di Damocle sul povero Cavaliere l'ombra della sfiducia, e nonostante questo, è proprio colpa loro se la riforma è passata alla Camera. Abbiamo capito che Fini vorrebbe semplicemente rimpiazzare il Berlusconi, senza fare nuove elezioni, come d'altronde succede spesso: non si vuole cambiare la forma di governo, ma si vuole semplicemente estromettere la vecchia classe dirigente. Più o meno, la situazione è analoga. Così, però, intanto, la Lega, con la sua appendice del PdL, va avanti a smontare l'Italia, più di quello che già è.
Eh, i buoni vecchi tempi della ierocrazia...
giovedì 7 ottobre 2010
Riforma della Chiesa Cattolica
1-Solo la Chiesa può giudicare se stessa. Nessun altro possa o osi.
2-Sia rintrodotto il Santo Uffizio, con compito di giudicare e condannare, secondo il metodo inquisitorio, ogni membro del clero secolare e regolare, ogni opera e scritto, e ogni dottrina e professione del clero secolare e regolare. Sia esso affidato agli Ordini dei Predicatori, dei Frati Minori e dei Gesuiti.
3-Il Santo Uffizio sia sottoposto a un collegio di cardinali e sia il Santo Pontefice a dominarlo.
4-I sacerdoti diocesani e il clero regolare vivano di una piccola rendita, in proporzione ai numeri di sacerdoti della parrocchia o al numero di regolari del convento o monastero. Per permettere ciò, lo Stato italiano, ladro e usurpatore, restituisca al leggittimo proprietario, la Santa Sede Romana, parte dei beni sottratti, in forma di beni immobili, in particolare nell'area di Roma e del Lazio, territori che in verità appartengono alla Santa Sede.
5-Qualunque bene e proprietà della Santa Sede sia inalienabile e sia immune a ogni autorità, giurisdizione, intromissione degli enti laici.
6-Tutte le chiese, i sagrati e anessi terreni siano di proprietà esclusiva della Santa Sede e non possano essere dall'autorità laica invasi o sequestrati per indagini o altro se non col consenso del vescovo, e possa il vescovo far cessare questo permesso quando più voglia.
7-Ogni membro del clero, secolare o regolare che sia, sia sottoposto alla legge e alla giurisdizione solo della Santa Sede e degli organi da essa preposti a ciò.
8-Così sia in ogni stato Europeo e Americano.
9-Sia messo a morte quel religioso, secolare o regolare che sia, che infranga il celibato, si macchi di crimini contro Dio, fugga con una donna e altre simili azioni, se giudicato colpevole.
10-Sia scomunicato e dannato all'Inferno chiunque abortisca e compia l'aborto. Sia anatema su di loro. Siano messi a morte.
11-Sia scomunicato e dannato all'Inferno chiunque conviva. Sia anatema per loro.
12-Chi non celebra il matrimonio in chiesa secondo il sacro rito della Santa Chiesa Cattolica non sia considerato sposato e dunque sia considerato che convive: sia scomunicato e dannato all'Inferno e sia anatema su di loro.
13-Chi divorzi possa risposarsi solo con il consenso del vescovo. Altrimenti, sia considerato che convive e sia scomunicato e dannato all'Inferno e sia anatema su di loro.
14-Gli Ordini e i movimenti di nuova fondazione, in particolare i Ciellini, la Compagnia delle Opere e i Legionari di Cristo, siano sciolti e mai più si riformino. Non possa esser vescovo, abate, priore, arciprete, o cardinale o monsignore, nè possa essere titolare di una parrocchia chi apparteneva a tali ordini e movimenti.
15-Sia per la Santa Sede di Roma diritto e dovere intervenire in ogni ambito della politica, della ricerca e della vita di ogni Stato Europeo e Americano.
16-Sia imposta come obbligatoria in ogni scuola, pubblica o privata che sia, con almeno due ore a disposizione, l'insegnamento della storia della Chiesa. Sia posta come materia pari a tutte le altre.
17-Sia scomunicato, messo a morte in quanto assassino, e dannato all'Inferno chiunque esegua un desiderio di eutanasia. Sia anatema per loro.
18-Anche il clero secolare sia obbligato a vestire l'abito nero e a esibire la tonsura, tenendo i capelli corti.
18-Sia proibito al clero, secolare o regolare che sia, bere qualsiasi tipo di alcolico, se non durante la Santa Celebrazione, e fumare.
2-Sia rintrodotto il Santo Uffizio, con compito di giudicare e condannare, secondo il metodo inquisitorio, ogni membro del clero secolare e regolare, ogni opera e scritto, e ogni dottrina e professione del clero secolare e regolare. Sia esso affidato agli Ordini dei Predicatori, dei Frati Minori e dei Gesuiti.
3-Il Santo Uffizio sia sottoposto a un collegio di cardinali e sia il Santo Pontefice a dominarlo.
4-I sacerdoti diocesani e il clero regolare vivano di una piccola rendita, in proporzione ai numeri di sacerdoti della parrocchia o al numero di regolari del convento o monastero. Per permettere ciò, lo Stato italiano, ladro e usurpatore, restituisca al leggittimo proprietario, la Santa Sede Romana, parte dei beni sottratti, in forma di beni immobili, in particolare nell'area di Roma e del Lazio, territori che in verità appartengono alla Santa Sede.
5-Qualunque bene e proprietà della Santa Sede sia inalienabile e sia immune a ogni autorità, giurisdizione, intromissione degli enti laici.
6-Tutte le chiese, i sagrati e anessi terreni siano di proprietà esclusiva della Santa Sede e non possano essere dall'autorità laica invasi o sequestrati per indagini o altro se non col consenso del vescovo, e possa il vescovo far cessare questo permesso quando più voglia.
7-Ogni membro del clero, secolare o regolare che sia, sia sottoposto alla legge e alla giurisdizione solo della Santa Sede e degli organi da essa preposti a ciò.
8-Così sia in ogni stato Europeo e Americano.
9-Sia messo a morte quel religioso, secolare o regolare che sia, che infranga il celibato, si macchi di crimini contro Dio, fugga con una donna e altre simili azioni, se giudicato colpevole.
10-Sia scomunicato e dannato all'Inferno chiunque abortisca e compia l'aborto. Sia anatema su di loro. Siano messi a morte.
11-Sia scomunicato e dannato all'Inferno chiunque conviva. Sia anatema per loro.
12-Chi non celebra il matrimonio in chiesa secondo il sacro rito della Santa Chiesa Cattolica non sia considerato sposato e dunque sia considerato che convive: sia scomunicato e dannato all'Inferno e sia anatema su di loro.
13-Chi divorzi possa risposarsi solo con il consenso del vescovo. Altrimenti, sia considerato che convive e sia scomunicato e dannato all'Inferno e sia anatema su di loro.
14-Gli Ordini e i movimenti di nuova fondazione, in particolare i Ciellini, la Compagnia delle Opere e i Legionari di Cristo, siano sciolti e mai più si riformino. Non possa esser vescovo, abate, priore, arciprete, o cardinale o monsignore, nè possa essere titolare di una parrocchia chi apparteneva a tali ordini e movimenti.
15-Sia per la Santa Sede di Roma diritto e dovere intervenire in ogni ambito della politica, della ricerca e della vita di ogni Stato Europeo e Americano.
16-Sia imposta come obbligatoria in ogni scuola, pubblica o privata che sia, con almeno due ore a disposizione, l'insegnamento della storia della Chiesa. Sia posta come materia pari a tutte le altre.
17-Sia scomunicato, messo a morte in quanto assassino, e dannato all'Inferno chiunque esegua un desiderio di eutanasia. Sia anatema per loro.
18-Anche il clero secolare sia obbligato a vestire l'abito nero e a esibire la tonsura, tenendo i capelli corti.
18-Sia proibito al clero, secolare o regolare che sia, bere qualsiasi tipo di alcolico, se non durante la Santa Celebrazione, e fumare.
giovedì 30 settembre 2010
Pain
PAIN
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
You’re sick of feeling numb
You’re not the only one
I’ll take you by the hand
And I’ll show you a world that you can understand
This life is filled with hurt
When happiness doesn’t work
Trust me and take my hand
When the lights go out you will understand
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Anger and agony
Are better than misery
Trust me ,I’ve got a plan
When the lights go off you will understand
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing
Rather feel pain
I know (I know I know I know I know)
That you’re wounded
You know (You know you know you know you know)
That I’m here to save you
You know (You know you know you know you know)
I’m always here for you
I know (I know I know I know I know)
That you’ll thank me later
Pain, without love
Pain, can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Rather feel pain than nothing at all
Rather feel pain
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
You’re sick of feeling numb
You’re not the only one
I’ll take you by the hand
And I’ll show you a world that you can understand
This life is filled with hurt
When happiness doesn’t work
Trust me and take my hand
When the lights go out you will understand
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Anger and agony
Are better than misery
Trust me ,I’ve got a plan
When the lights go off you will understand
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing
Rather feel pain
I know (I know I know I know I know)
That you’re wounded
You know (You know you know you know you know)
That I’m here to save you
You know (You know you know you know you know)
I’m always here for you
I know (I know I know I know I know)
That you’ll thank me later
Pain, without love
Pain, can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Pain, without love
Pain, I can’t get enough
Pain, I like it rough
‘Cause I’d rather feel pain than nothing at all
Rather feel pain than nothing at all
Rather feel pain
Dolore
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Sei stufo di sentirti insensibile
Non sei l’unico
Ti prenderò per mano
E ti mostrerò un mondo che tu possa capire
Questa vita è piena di dolore
Quando la felicità non funziona
Fidati di me e prendi la mia mano
Quando le luci si spegneranno capirai
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Rabbia e agonia
Sono meglio della miseria
Fidati di me, ho un piano
Quando le luci non funzioneranno più capirai
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Preferisco sentire il dolore
Lo so (lo so lo so lo so lo so)
Che sei ferito
Tu lo sai(lo sai lo sai lo sai lo sai)
Che sono qui per salvarti
Lo sai(lo sai lo sai lo sai lo sai lo sai)
Io sono sempre qui per te
Lo so(lo so lo so lo so lo so)
Che mi ringrazierai più tardi
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Preferisco sentire il dolore.
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Sei stufo di sentirti insensibile
Non sei l’unico
Ti prenderò per mano
E ti mostrerò un mondo che tu possa capire
Questa vita è piena di dolore
Quando la felicità non funziona
Fidati di me e prendi la mia mano
Quando le luci si spegneranno capirai
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Rabbia e agonia
Sono meglio della miseria
Fidati di me, ho un piano
Quando le luci non funzioneranno più capirai
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Preferisco sentire il dolore
Lo so (lo so lo so lo so lo so)
Che sei ferito
Tu lo sai(lo sai lo sai lo sai lo sai)
Che sono qui per salvarti
Lo sai(lo sai lo sai lo sai lo sai lo sai)
Io sono sempre qui per te
Lo so(lo so lo so lo so lo so)
Che mi ringrazierai più tardi
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Dolore,senza amore
Dolore,non mi basta mai
Dolore,mi piace brutale
Perchè preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Preferisco sentire il dolore piuttosto che niente
Preferisco sentire il dolore.
Three Days Grace
PS Non garantisco sulla traduzione, non l’ho fatta io (per fortuna).
La canzone è stata scritta dal cantante mentre era ricoverato in un centro di recupero.
(23 Settemnre 2010)
La Potenza del Tu
Nei paesi caldi il sole sì che brucia davvero! La gente diventa bruna come il mogano, e nei paesi caldissimi brucia fino a diventare nera, ma un uomo istruito era giunto dai paesi freddi solo fino ai paesi caldi e credeva di potersene andare in giro come faceva a casa, ma cambiò presto opinione. Sia lui che tutta la gente ragionevole rimasero chiusi in casa, le persiane delle finestre e le porte restarono sbarrate tutto il giorno, sembrava che tutta la casa dormisse e che non ci fosse nessuno. Le strette strade con le case alte, dove lui stesso viveva, erano state costruite in modo tale che il sole dovesse risplendere dal mattino fino alla sera; era proprio insopportabile! Quell’uomo istruito dei paesi freddi era un giovane intelligente, ma gli sembrava di star seduto in un forno ardente; il sole lo consumò, lui divenne molto magro, persino la sua ombra dimagrì, divenne molto più piccola di quando era a casa; il sole aveva colpito anche lei. Tutti e due incominciavano a vivere di sera, quando il sole era tramontato.
Era proprio un divertimento guardarli; non appena la lampada veniva portata nella stanza, l’ombra si allungava tutta sulla parete, arrivava sino al soffitto, tanto si faceva lunga; doveva stirarsi per recuperare le forze. L’uomo istruito usciva sul balcone per stirarsi un po’, e man mano che le stelle comparivano in quell’aria trasparente e meravigliosa, a lui sembrava di rivivere. Su tutti i balconi della strada – e nei paesi caldi ogni finestra ha un balcone – usciva la gente, perché ha bisogno di prendere aria anche chi è abituato a essere color mogano. Allora cominciava la vita, sui balconi e giù nelle strade; calzolai e sarti, tutta la gente usciva per strada, portavano tavoli e sedie, e le lanterne bruciavano, sì, più di cento lanterne bruciavano, e uno parlava e l’altro cantava, la gente passeggiava, le carrozze passavano, e pure gli asini, cling, cling! avevano dei sonagli. I morti venivano seppelliti al canto dei salmi, i ragazzi di strada facevano scoppiare i petardi, e le campane delle chiese suonavano, sì, c’era proprio vita giù nella strada. Solo in una casa, che si trovava proprio di fronte a quella in cui viveva quello straniero istruito, c’era una pace incredibile, eppure ci abitava qualcuno, perché sul balcone c’erano dei fiori, che crescevano deliziosamente al caldo del sole, e non avrebbero potuto crescere se non fossero stati bagnati, quindi qualcuno doveva innaffiarli; doveva proprio esserci qualcuno. Anche quel balcone si apriva di sera, ma era tutto buio dentro, per lo meno nella prima stanza; e dal profondo delle stanze sul retro si sentiva venire una musica. Allo straniero istruito sembrava straordinaria, ma poteva anche essere che avesse immaginato tutto, dato che lui trovava ogni cosa straordinaria, là in quei paesi caldi, se solo non ci fosse stato quel sole! Il padrone di casa dello straniero disse che non sapeva chi avesse affittato la casa dirimpetto, non si vedeva nessuno, e per quanto riguardava la musica pensava che fosse molto noiosa. «E come se qualcuno si stesse esercitando a un pezzo che non riesce a finire, sempre lo stesso pezzo. Penserà certo di farcela prima o poi, ma non ci riuscirà mai, per quanto a lungo suoni.»
Una notte lo straniero si svegliò; dormiva con la porta del balcone aperta, e la tenda davanti alla porta si sollevava per il vento, così gli sembrò di vedere uno straordinario bagliore provenire dal balcone di fronte, tutti i fiori brillavano come fiamme dei colori più svariati, e in mezzo a quei fiori si trovava un’esile, graziosa fanciulla: sembrava che anche lei brillasse; la luce gli fece male agli occhi, ma è vero che li teneva spalancati e che si era appena svegliato; con un balzo fu in piedi pian piano arrivò fino alla tenda, ma la fanciulla era già sparita, anche il bagliore era sparito, i fiori non brillavano affatto, e tutto era come al solito; la porta era socchiusa e dal profondo della casa risuonava una musica così dolce, così meravigliosa che ci si poteva abbandonare alle più dolci fantasticherie. Sembrava una magia, chi abitava lì? Dov’era in realtà l’ingresso? Tutto il pianterreno era fatto di negozi e la gente non poteva certo entrare di là.
Una sera lo straniero era seduto sul balcone; alle sue spalle nella stanza brillava la luce e quindi era del tutto naturale che la sua ombra si posasse sulla parete della casa di fronte, anzi si trovava proprio tra i fiori di quel balcone, e quando lo straniero si mosse, anche l’ombra si mosse, perché di solito succede così.
«Credo che la mia ombra sia l’unica persona vivente che si vede laggiù!» disse quell’uomo istruito. «Guarda come sta seduta con garbo tra i fiori, la porta è socchiusa; adesso l’ombra dovrebbe essere tanto accorta da entrare, guardarsi intorno, e poi tornare a raccontarmi quello che ha visto. E già, dovresti farmi questo piacere!» disse scherzando. «Su, da brava, entra! Su, vai?» e intanto fece cenno all’ombra e l’ombra gli rivolse lo stesso cenno. «Sì, sì, vai, ma poi torna!» Lo straniero si alzò e anche la sua ombra sul balcone di fronte si alzò, lo straniero si voltò e l’ombra si voltò, ma se qualcuno avesse fatto attenzione, avrebbe visto molto chiaramente che l’ombra entrò in quella porta socchiusa di quel balcone di fronte, proprio nel momento in cui lo straniero rientrò nella sua stanza e lasciò cadere la tenda dietro di sé.
Il mattino successivo quell’uomo istruito uscì per bere il caffè e leggere il giornale. «Che succede?» esclamò, quando fu al sole «non ho l’ombra. Allora ieri sera se n’è proprio andata e non è ritornata più; che rabbia!»
La cosa lo irritò, ma non tanto perché l’ombra se n’era andata, quanto perché sapeva che c’era già la storia di un uomo senza ombra, e la conoscevano tutti a casa, là nei paesi freddi, e se ora lui fosse arrivato a raccontarla, avrebbero detto che l’aveva copiata, e di questo proprio non aveva bisogno! Per questo non volle parlare affatto della cosa, e fu una buona idea.
Di sera uscì di nuovo sul balcone, aveva messo la luce proprio per bene dietro di sé, perché sapeva che l’ombra vuole avere sempre il proprio padrone come schermo davanti alla luce, ma non riuscì a catturarla, si fece piccolo piccolo, si fece grosso, ma l’ombra non c’era, non venne nessuno; disse uhm, uhm! ma non servì a nulla. Era una seccatura, ma nei paesi caldi tutto cresce così in fretta, e dopo otto giorni notò, con grande gioia, che gli stava crescendo una nuova ombra dalle gambe, quando arrivava il sole; si vede che le radici erano rimaste. Dopo tre settimane aveva un’ombra sufficiente, che, quando lui tornò a casa nel suo paese al Nord, crebbe ancora di più durante il viaggio, tanto che alla fine fu così lunga e così grande che la metà sarebbe bastata.
L’uomo istruito ritornò a casa e scrisse libri su quello che c’era di vero nel mondo, e su quello che c’era di buono e di bello, e passarono giorni e passarono anni, molti anni.
Una sera era seduto nella sua stanza quando bussarono debolmente alla porta.
«Avanti!» disse, ma non entrò nessuno. Allora aprì la porta e si trovò davanti un uomo straordinariamente magro, tanto che ne rimase colpito. D’altra parte quell’uomo era vestito molto elegantemente, quindi doveva essere una persona importante.
«Con chi ho l’onore di parlare?» chiese l’uomo istruito.
«E già, l’immaginavo» disse l’uomo elegante «che lei non mi avrebbe riconosciuto! Adesso ho proprio un corpo, ho ricevuto la carne e i vestiti. Lei non avrebbe certo mai pensato di vedermi in queste ottime condizioni. Non riconosce dunque la sua vecchia ombra? Certo non credeva che sarei tornato indietro. Mi è andata molto bene dall’ultima volta che ero presso di lei, mi sono arricchito in tutti i sensi. Se devo riscattarmi la libertà, lo posso fare!» E intanto agitò una gran quantità di ciondoli preziosi che pendevano dall’orologio, mise poi la mano su una pesante collana d’oro che portava intorno al collo, oh, tutte le dita brillavano di anelli e di diamanti! E niente era falso.
«Non riesco a rendermi conto!» esclamò l’uomo istruito. «Che cosa significa?»
«Certo non è una cosa comune» rispose l’ombra «ma lei stesso non è un uomo comune, e io, lo sa bene, fin da piccolo ho seguito i suoi passi. Non appena lei pensò che io fossi maturo per andarmene da solo per il mondo, andai per la mia strada; ora la mia posizione è delle più brillanti ma ho provato una specie di nostalgia e di desiderio di vederla prima che muoia, perché lei dovrà pur morire! Inoltre volevo anche rivedere questi paesi: si ama sempre la propria patria. Mi risulta che lei abbia una nuova ombra: devo pagare qualcosa per lei o per quella? Basta che lo dica.»
«No, sei proprio tu?» disse l’uomo istruito «è davvero straordinario! Non avrei mai creduto che la propria vecchia ombra potesse tornare, e tornare come uomo!»
«Mi dica cosa devo pagarle» ripetè l’ombra «perché non mi piace essere in debito.»
«Ma come puoi parlare così?» disse l’uomo istruito. «Di che debito parli? sei libero come chiunque! Mi rallegro moltissimo per la tua fortuna! Siediti vecchio amico, e raccontami un po’ come ti è andata, e che cosa hai visto là di fronte, nella casa dei vicini, nei paesi caldi.»
«Sì, glielo racconterò» rispose l’ombra, e sedette «ma lei mi deve promettere che non dirà mai in città, ovunque mi incontri, che sono stato la sua ombra. Ho intenzione di fidanzarmi; posso mantenere anche più di una famiglia con i miei mezzi.»
«Sta’ tranquillo» disse l’uomo istruito «non dirò a nessuno chi sei in realtà. Eccoti la mia mano, te lo prometto: parola di gentiluomo!»
«Parola di ombra!» disse l’ombra, e che altro poteva dire?
In realtà era proprio straordinario quanto fosse uomo, era vestito tutto di nero e con abiti finissimi, con gli stivaletti lucidi e un cappello che si poteva schiacciare in modo che si appiattisse, per non parlare di quello che già sappiamo, i ciondoli, la collana d’oro, gli anelli di diamanti; era veramente ben vestita, ed era questo che la rendeva uguale a un uomo.
«Ora racconterò» disse l’ombra, e intanto mise più forte che potè i piedi dagli stivaletti lucidi sul braccio della nuova ombra di quell’uomo istruito, che se ne stava come un barboncino ai piedi del padrone; e lo fece forse per superbia, o forse per provare a attaccarla a sé, ma quell’ombra che giaceva a terra se ne rimase tranquilla a ascoltare: voleva sapere come si faceva a diventare liberi e a raggiungere il livello del proprio padrone.
«Lei sa chi abitava nella casa dei vicini?» chiese l’ombra «era la cosa più bella di tutti: la poesia! Io rimasi li per tre settimane e fu come se avessi vissuto tremila anni e avessi letto tutto quello che è stato scritto, in prosa e in versi. Glielo dico io, può credermi: ho visto tutto e so tutto!»
«La poesia!» esclamò l’uomo istruito. «Sì, sì, lei spesso fa l’eremita nelle grandi città. La poesia! L’ho vista soltanto per un brevissimo attimo, ma il sonno mi annebbiava ancora gli occhi. Era sul balcone e brillava come l’aurora boreale! Racconta, racconta, tu eri sul balcone, sei entrato dalla porta, e poi?»
«Poi mi trovai nell’anticamera» disse l’ombra «mentre lei è rimasto seduto a guardare verso l’anticamera. Non c’era per niente luce, c’era una specie di penombra ma le porte di una lunga infilata di sale erano tutte aperte; e lì sì c’era luce: io ne sarei stato fulminato se fossi arrivato fino in fondo, fino alla fanciulla; ma rimasi indietro, presi tempo, è così che si deve fare!»
«E che cosa hai visto poi?» chiese l’uomo istruito.
«Ho visto tutto e glielo racconterò; ma, e non è certo per superbia, libero come sono e con tutte le mie conoscenze, senza parlare della mia posizione e delle mie straordinarie possibilità, desidererei che lei mi desse del lei.»
«Mi scusi!» rispose l’uomo istruito. «È una vecchia abitudine, che non si perde. Lei ha pienamente ragione, e io dovrò ricordarlo. Ma ora mi racconti tutto quello che ha visto.»
«Tutto!» disse l’ombra «perché io ho visto tutto e so tutto.»
«Com’erano le sale più interne?» chiese l’uomo istruito «Era come stare nella frescura di un bosco? era come in una chiesa? Erano sale che assomigliavano al cielo pieno di stelle, quando ci si trova in cima alle montagne?»
«Là c’era tutto!» rispose l’ombra. «E poi io non entrai interamente, rimasi nelle prime stanze, nella penombra, ma anche lì si stava molto bene, e da lì ho visto tutto e ora so tutto! Sono stato alla corte della poesia, nell’anticamera.»
«Ma che cosa ha visto? Per le sale passeggiavano tutte le divinità dei tempi passati? lottavano i vecchi eroi? giocavano bambinetti raccontando i loro sogni?»
«Le dico che ero lì e lei capirà che ho visto tutto quello che c’era da vedere! Se fosse passato lei dall’altra parte della strada non sarebbe diventato un uomo, ma io lo divenni. E contemporaneamente imparai a conoscere la mia natura più intima, la mia essenza, la parentela che avevo con la poesia. Quando ero con lei, non ci pensavo mai, ma lei lo sa bene, quando il sole si alzava e quando tramontava io diventavo terribilmente grande, mentre al chiaro di luna ero quasi più chiaro di lei; allora io non capivo la mia natura, ma nell’anticamera la compresi! Diventai uomo, uscii maturo di là, ma lei non era più in quei paesi caldi, io mi vergognavo come uomo a andare in giro come mi trovavo, avevo bisogno di stivali, di vestiti, di tutta quella vernice che rende riconoscibile un uomo. Allora mi misi, a lei lo posso dire tanto non lo scriverà in nessun libro, sotto la gonna di una vecchia che vendeva le torte per la strada. Mi nascosi là sotto, la donna non sapeva affatto che cosa nascondeva; solo di sera uscii, girai per la strada sotto il chiaro di luna, mi allungai su per i muri, il che fa un delizioso solletico sulla schiena. Corsi su e giù, guardai dentro le finestre più alte, quelle delle sale e dei tetti, guardai dove nessuno era capace di guardare e vidi quello che nessun altro vedeva, quello che nessuno doveva vedere! In fondo è un mondo infimo! Io non avrei voluto diventare uomo, se non fosse stabilito che è una cosa importante! Vidi azioni terribili, compiute da donne, da uomini, dai genitori, e perfino da quei deliziosi bambini; vidi» continuò l’ombra «quello che nessuno deve vedere, ma che tutti sarebbero tanto felici di vedere: il male del vicino. Se avessi pubblicato un giornale, quello sì sarebbe stato letto! Ma io scrissi alle persone direttamente, e seminai il terrore in tutte le città in cui arrivavo. Tutti ebbero paura di me! E allora sì che mi volevano bene! I professori mi fecero professore, i sarti mi diedero abiti nuovi, e così sono ben provvisto, il capo della zecca coniò monete nuove per me e le donne dissero che ero così bello! Così diventai l’uomo che ora sono. E ora la saluto, ecco il mio biglietto da visita: abito dalla parte del sole e sono sempre in casa quando piove.» E così l’ombra se ne andò.
"È proprio strano!" si disse l’uomo istruito.
Passarono giorni, e anni, poi l’ombra ritornò.
«Come va?» chiese.
«Ah!» rispose l’uomo istruito «scrivo parlando del vero, del bello e del buono, ma a nessuno interessa sentire cose simili: sono proprio disperato, perché me la prendo tanto a cuore!»
«Ma io no!» disse l’ombra. «Io ingrasso, e questo bisogna cercare di fare! Lei non sa vivere in questo mondo, e le andrà male per questo. Dovrebbe viaggiare; io farò un viaggio quest’estate, vuol venire anche lei? Mi piacerebbe avere un compagno di viaggio. Vuole viaggiare come me, come ombra? Sarebbe un gran piacere averla con me, pago io il viaggio.»
«Questo è davvero troppo!» rispose l’uomo istruito.
«Dipende da come si prendono le cose» rispose l’ombra. «Le farebbe proprio bene viaggiare. Se vuole essere la mia ombra, non dovrà pagare niente per il viaggio.»
«È da pazzi!» esclamo l’uomo istruito.
«Ma così va il mondo» disse l’ombra «e così resterà!» e se ne andò.
L’uomo istruito non se la passava affatto bene, dolori e fastidi lo perseguitavano, e quello che lui raccontava sulla verità, sul bene e sulla bellezza faceva alla maggior parte della gente l’effetto che potrebbero fare le rose a una mucca. Alla fine si era ammalato.
«Si sta riducendo come un’ombra!» gli diceva la gente, e questo faceva molta paura a quell’uomo istruito.
«Dovrebbe andare in una località termale» gli disse l’ombra che era andata a trovarlo «non c’è altro da fare! La porterò con me, in grazia della nostra vecchia amicizia; io pagherò il viaggio e lei ne farà una descrizione, così il viaggio sarà divertente. Voglio giusto andare a curarmi in una località termale: la mia barba non cresce come dovrebbe, anche questa è una malattia la barba bisognerebbe averla! Sia ragionevole, accetti la mia proposta, viaggeremo come compagni di viaggio.»
Così viaggiarono; l’ombra era il padrone e il padrone faceva da ombra; andarono insieme in carrozza, cavalcarono insieme, camminarono insieme, uno a fianco all’altro, uno davanti e uno dietro, a seconda della posizione del sole. L’ombra badava sempre a mettersi dalla parte del padrone; ma l’uomo istruito non pensava a queste cose: aveva buon cuore e era mite e gentile, così un giorno disse all’ombra: «Dato che siamo diventati compagni di viaggio, e che siamo cresciuti insieme dall’infanzia, potremmo anche darci del tu, sarebbe molto meglio!».
«Bene» disse l’ombra che ora era il vero padrone. «Lei ha parlato con grande benevolenza e schiettezza, e io vorrei fare altrettanto. Lei, da uomo istruito, sa certamente come è strana la natura. Certe persone non sopportano di toccare la carta grigia da pacco, e stanno male, altri hanno i brividi in tutto il corpo quando una punta striscia contro un vetro; io provo una strana sensazione quando lei mi dà del tu, mi sento come schiacciato a terra nella mia posizione di prima. Come vede è una sensazione, non è superbia; così io non posso permetterle di darmi del tu, ma se vuole posso senz’altro dare del tu a lei, e qualcosa avremo ottenuto lo stesso.»
E così l’ombra diede del tu al suo precedente padrone.
"Certo che è da matti!" pensò lui "che io debba dargli del lei e che lui mi dia del tu!" Ma ormai non c’era niente da fare.
Così giunsero alla località termale, dove c’erano molti stranieri e tra questi una graziosa figlia di re, che aveva la malattia di vedere fin troppo bene, il che era molto preoccupante.
Immediatamente notò che il nuovo arrivato era una persona ben diversa dalle altre. «È qui per far crescere la barba, si dice ma io vedo la causa vera: non può fare ombra!»
Diventò molto curiosa e durante la passeggiata si mise subito a parlare con quello straniero. Come figlia di re non aveva certo bisogno di fare tanti complimenti; così disse: «La sua malattia è che non sa fare ombra.»
«Sua Altezza Reale sta sicuramente guarendo» rispose l’ombra «io so che la sua malattia è di vedere fin troppo bene, ma ora non ce l’ha più perché io in realtà ho una meravigliosa ombra! Non vede quel tipo che viene sempre con me? L’altra gente ha un’ombra normale, ma a me non piace quello che è troppo comune. Diamo ai nostri servitori abiti più eleganti di quelli che usiamo per noi, e così io ho permesso alla mia ombra di vestirsi da uomo. Vede bene che gli ho perfino dato un’ombra. È molto costoso, ma a me piace avere qualcosa di speciale.»
"Come! come?" pensò la principessa "allora sarei proprio guarita? Questa località è la migliore che esista! L’acqua poi ai nostri giorni ha capacità meravigliose, ma io non me ne vado perché adesso viene il bello; lo straniero mi piace moltissimo. Purché la barba non gli cresca, perché altrimenti partirà."
Di sera nella grande sala da ballo la figlia del re ballò con l’ombra. Lei era leggera, ma lui era ancora più leggero, un ballerino simile lei non l’aveva mai avuto. Gli disse da quale paese proveniva e lui conosceva quel paese, c’era stato, ma quando lei non c’era; aveva guardato in tutte le finestre, in alto e in basso, aveva visto il tale e il tal altro, e così poteva rispondere alla figlia del re e fare allusioni di cui lei rimase molto meravigliata: doveva essere proprio l’uomo più saggio della terra! Provò un tale rispetto per quello che lui sapeva, che quando danzarono di nuovo s’innamorò di lui, e l’ombra se ne accorse perché lei continuava a guardarlo fìsso. Così ballarono ancora e lei stava per dirglielo, ma poi si trattenne: pensò al suo paese e al regno e a tutte le persone su cui avrebbe dovuto governare.
"È certo un uomo saggio" disse tra sé "e va bene! danza magnificamente, e anche questo va bene, ma chissà se ha una buona cultura? Anche questo è importante, dovrò esaminarlo." E così cominciò a fargli domande sulle cose più difficili, su cui lei stessa non sapeva rispondere; e l’ombra fece una strana faccia.
«Ah, non sa rispondere!» disse la figlia del re.
«Ma se questo l’ho imparato da bambino!» rispose l’ombra «credo addirittura che persino la mia ombra, laggiù alla porta, saprebbe rispondere!»
«La sua ombra?» esclamò la figlia del re «questo sì sarebbe strano!»
«Non sono proprio sicuro che lo sappia» aggiunse l’ombra «ma credo di sì; ormai mi ha seguito dappertutto per tanti anni e mi ha ascoltato, quindi dovrebbe saperlo. Ma Sua Altezza Reale mi permetta di dirle che quella ha una tale superbia, a forza di andarsene in giro vestita come un uomo, che per farla stare di buon umore – il che è necessario perché risponda bene – bisogna trattarla come un uomo.»
«Mi piace l’idea!» disse la figlia del re. Così andò da quell’uomo istruito vicino alla porta e parlò con lui del sole e della luna, e degli uomini, visti da fuori e visti da dentro, e lui rispose proprio in modo intelligente.
"Che uomo deve essere, se ha un’ombra così saggia!" pensò lei "sarebbe proprio una benedizione per il mio popolo e per il regno se io scegliessi lui come mio sposo, e lo farò!"
Subito si accordarono, sia la figlia del re che l’ombra, ma nessuno doveva saperne nulla finché lei non fosse tornata nel suo regno.
«Nessuno, neppure l’ombra!» disse l’ombra.
E aveva le sue buone ragioni per dirlo!
Così arrivarono nel paese dove la figlia del re regnava quando era a casa.
«Ascolta, mio caro amico» disse l’ombra all’uomo istruito «ora io sono proprio felice e molto importante, e voglio fare qualcosa di speciale per te: abiterai sempre con me al castello, viaggerai nella mia carrozza reale, e avrai centomila talleri d’oro all’anno, però devi lasciarti chiamare ombra da tutti, non devi dire che una volta sei stato uomo, e una volta all’anno, quando uscirò sul balcone al sole per farmi vedere, dovrai giacere ai miei piedi come una vera ombra. Ora te lo posso dire: sposerò la figlia del re! Questa sera avranno luogo le nozze.»
«No, questo è troppo!» disse l’uomo istruito «non voglio, non posso farlo; significa ingannare tutto il paese, perfino la figlia del re; io dirò tutto, dirò che sono un uomo e che tu sei l’ombra, e che sei solo travestito.»
«Nessuno ti crederà» disse l’ombra «sii ragionevole, altrimenti chiamerò le guardie!»
«Vado subito dalla figlia del re!» disse l’uomo istruito. «No, ci vado prima io» disse l’ombra «e tu sarai arrestato!»
E così fu, perché le guardie obbedirono a quello che conoscevano come il futuro sposo della figlia del re.
«Tu stai tremando!» disse la figlia del re quando l’ombra entrò da lei «è successo qualcosa? Non devi ammalarti proprio stasera, che dobbiamo sposarci!»
«Ho vissuto la più brutta esperienza che possa succedere!» esclamò l’ombra. «È proprio vero che un povero cervello di ombra non può resistere a lungo. Pensa, la mia ombra è impazzita, crede di essere l’uomo e che io, prova a immaginarti, che io sia la sua ombra!»
«È terribile!» disse la principessa «è stato rinchiuso?»
«Sì, ma ho paura che non si riprenderà più.»
«Povera ombra!» sospirò la principessa «sarà molto infelice; credo sarebbe una buona cosa se gli togliessimo quella poca vita che ha, e pensandoci bene, penso sia proprio necessario farlo in tutta tranquillità.»
«È dura, però!» disse l’ombra «perché era un servitore fedele» e si mise a sospirare.
«Che carattere nobile!» esclamò la figlia del re.
Quella sera tutta la città era illuminata; i cannoni spararono: bum!, i soldati presentarono le armi; che matrimonio! La figlia del re e l’ombra salirono sul balcone per farsi vedere e per avere un altro Hurrà!
L’uomo istruito non sentì nulla, perché gli avevano già tolto la vita.
Era proprio un divertimento guardarli; non appena la lampada veniva portata nella stanza, l’ombra si allungava tutta sulla parete, arrivava sino al soffitto, tanto si faceva lunga; doveva stirarsi per recuperare le forze. L’uomo istruito usciva sul balcone per stirarsi un po’, e man mano che le stelle comparivano in quell’aria trasparente e meravigliosa, a lui sembrava di rivivere. Su tutti i balconi della strada – e nei paesi caldi ogni finestra ha un balcone – usciva la gente, perché ha bisogno di prendere aria anche chi è abituato a essere color mogano. Allora cominciava la vita, sui balconi e giù nelle strade; calzolai e sarti, tutta la gente usciva per strada, portavano tavoli e sedie, e le lanterne bruciavano, sì, più di cento lanterne bruciavano, e uno parlava e l’altro cantava, la gente passeggiava, le carrozze passavano, e pure gli asini, cling, cling! avevano dei sonagli. I morti venivano seppelliti al canto dei salmi, i ragazzi di strada facevano scoppiare i petardi, e le campane delle chiese suonavano, sì, c’era proprio vita giù nella strada. Solo in una casa, che si trovava proprio di fronte a quella in cui viveva quello straniero istruito, c’era una pace incredibile, eppure ci abitava qualcuno, perché sul balcone c’erano dei fiori, che crescevano deliziosamente al caldo del sole, e non avrebbero potuto crescere se non fossero stati bagnati, quindi qualcuno doveva innaffiarli; doveva proprio esserci qualcuno. Anche quel balcone si apriva di sera, ma era tutto buio dentro, per lo meno nella prima stanza; e dal profondo delle stanze sul retro si sentiva venire una musica. Allo straniero istruito sembrava straordinaria, ma poteva anche essere che avesse immaginato tutto, dato che lui trovava ogni cosa straordinaria, là in quei paesi caldi, se solo non ci fosse stato quel sole! Il padrone di casa dello straniero disse che non sapeva chi avesse affittato la casa dirimpetto, non si vedeva nessuno, e per quanto riguardava la musica pensava che fosse molto noiosa. «E come se qualcuno si stesse esercitando a un pezzo che non riesce a finire, sempre lo stesso pezzo. Penserà certo di farcela prima o poi, ma non ci riuscirà mai, per quanto a lungo suoni.»
Una notte lo straniero si svegliò; dormiva con la porta del balcone aperta, e la tenda davanti alla porta si sollevava per il vento, così gli sembrò di vedere uno straordinario bagliore provenire dal balcone di fronte, tutti i fiori brillavano come fiamme dei colori più svariati, e in mezzo a quei fiori si trovava un’esile, graziosa fanciulla: sembrava che anche lei brillasse; la luce gli fece male agli occhi, ma è vero che li teneva spalancati e che si era appena svegliato; con un balzo fu in piedi pian piano arrivò fino alla tenda, ma la fanciulla era già sparita, anche il bagliore era sparito, i fiori non brillavano affatto, e tutto era come al solito; la porta era socchiusa e dal profondo della casa risuonava una musica così dolce, così meravigliosa che ci si poteva abbandonare alle più dolci fantasticherie. Sembrava una magia, chi abitava lì? Dov’era in realtà l’ingresso? Tutto il pianterreno era fatto di negozi e la gente non poteva certo entrare di là.
Una sera lo straniero era seduto sul balcone; alle sue spalle nella stanza brillava la luce e quindi era del tutto naturale che la sua ombra si posasse sulla parete della casa di fronte, anzi si trovava proprio tra i fiori di quel balcone, e quando lo straniero si mosse, anche l’ombra si mosse, perché di solito succede così.
«Credo che la mia ombra sia l’unica persona vivente che si vede laggiù!» disse quell’uomo istruito. «Guarda come sta seduta con garbo tra i fiori, la porta è socchiusa; adesso l’ombra dovrebbe essere tanto accorta da entrare, guardarsi intorno, e poi tornare a raccontarmi quello che ha visto. E già, dovresti farmi questo piacere!» disse scherzando. «Su, da brava, entra! Su, vai?» e intanto fece cenno all’ombra e l’ombra gli rivolse lo stesso cenno. «Sì, sì, vai, ma poi torna!» Lo straniero si alzò e anche la sua ombra sul balcone di fronte si alzò, lo straniero si voltò e l’ombra si voltò, ma se qualcuno avesse fatto attenzione, avrebbe visto molto chiaramente che l’ombra entrò in quella porta socchiusa di quel balcone di fronte, proprio nel momento in cui lo straniero rientrò nella sua stanza e lasciò cadere la tenda dietro di sé.
Il mattino successivo quell’uomo istruito uscì per bere il caffè e leggere il giornale. «Che succede?» esclamò, quando fu al sole «non ho l’ombra. Allora ieri sera se n’è proprio andata e non è ritornata più; che rabbia!»
La cosa lo irritò, ma non tanto perché l’ombra se n’era andata, quanto perché sapeva che c’era già la storia di un uomo senza ombra, e la conoscevano tutti a casa, là nei paesi freddi, e se ora lui fosse arrivato a raccontarla, avrebbero detto che l’aveva copiata, e di questo proprio non aveva bisogno! Per questo non volle parlare affatto della cosa, e fu una buona idea.
Di sera uscì di nuovo sul balcone, aveva messo la luce proprio per bene dietro di sé, perché sapeva che l’ombra vuole avere sempre il proprio padrone come schermo davanti alla luce, ma non riuscì a catturarla, si fece piccolo piccolo, si fece grosso, ma l’ombra non c’era, non venne nessuno; disse uhm, uhm! ma non servì a nulla. Era una seccatura, ma nei paesi caldi tutto cresce così in fretta, e dopo otto giorni notò, con grande gioia, che gli stava crescendo una nuova ombra dalle gambe, quando arrivava il sole; si vede che le radici erano rimaste. Dopo tre settimane aveva un’ombra sufficiente, che, quando lui tornò a casa nel suo paese al Nord, crebbe ancora di più durante il viaggio, tanto che alla fine fu così lunga e così grande che la metà sarebbe bastata.
L’uomo istruito ritornò a casa e scrisse libri su quello che c’era di vero nel mondo, e su quello che c’era di buono e di bello, e passarono giorni e passarono anni, molti anni.
Una sera era seduto nella sua stanza quando bussarono debolmente alla porta.
«Avanti!» disse, ma non entrò nessuno. Allora aprì la porta e si trovò davanti un uomo straordinariamente magro, tanto che ne rimase colpito. D’altra parte quell’uomo era vestito molto elegantemente, quindi doveva essere una persona importante.
«Con chi ho l’onore di parlare?» chiese l’uomo istruito.
«E già, l’immaginavo» disse l’uomo elegante «che lei non mi avrebbe riconosciuto! Adesso ho proprio un corpo, ho ricevuto la carne e i vestiti. Lei non avrebbe certo mai pensato di vedermi in queste ottime condizioni. Non riconosce dunque la sua vecchia ombra? Certo non credeva che sarei tornato indietro. Mi è andata molto bene dall’ultima volta che ero presso di lei, mi sono arricchito in tutti i sensi. Se devo riscattarmi la libertà, lo posso fare!» E intanto agitò una gran quantità di ciondoli preziosi che pendevano dall’orologio, mise poi la mano su una pesante collana d’oro che portava intorno al collo, oh, tutte le dita brillavano di anelli e di diamanti! E niente era falso.
«Non riesco a rendermi conto!» esclamò l’uomo istruito. «Che cosa significa?»
«Certo non è una cosa comune» rispose l’ombra «ma lei stesso non è un uomo comune, e io, lo sa bene, fin da piccolo ho seguito i suoi passi. Non appena lei pensò che io fossi maturo per andarmene da solo per il mondo, andai per la mia strada; ora la mia posizione è delle più brillanti ma ho provato una specie di nostalgia e di desiderio di vederla prima che muoia, perché lei dovrà pur morire! Inoltre volevo anche rivedere questi paesi: si ama sempre la propria patria. Mi risulta che lei abbia una nuova ombra: devo pagare qualcosa per lei o per quella? Basta che lo dica.»
«No, sei proprio tu?» disse l’uomo istruito «è davvero straordinario! Non avrei mai creduto che la propria vecchia ombra potesse tornare, e tornare come uomo!»
«Mi dica cosa devo pagarle» ripetè l’ombra «perché non mi piace essere in debito.»
«Ma come puoi parlare così?» disse l’uomo istruito. «Di che debito parli? sei libero come chiunque! Mi rallegro moltissimo per la tua fortuna! Siediti vecchio amico, e raccontami un po’ come ti è andata, e che cosa hai visto là di fronte, nella casa dei vicini, nei paesi caldi.»
«Sì, glielo racconterò» rispose l’ombra, e sedette «ma lei mi deve promettere che non dirà mai in città, ovunque mi incontri, che sono stato la sua ombra. Ho intenzione di fidanzarmi; posso mantenere anche più di una famiglia con i miei mezzi.»
«Sta’ tranquillo» disse l’uomo istruito «non dirò a nessuno chi sei in realtà. Eccoti la mia mano, te lo prometto: parola di gentiluomo!»
«Parola di ombra!» disse l’ombra, e che altro poteva dire?
In realtà era proprio straordinario quanto fosse uomo, era vestito tutto di nero e con abiti finissimi, con gli stivaletti lucidi e un cappello che si poteva schiacciare in modo che si appiattisse, per non parlare di quello che già sappiamo, i ciondoli, la collana d’oro, gli anelli di diamanti; era veramente ben vestita, ed era questo che la rendeva uguale a un uomo.
«Ora racconterò» disse l’ombra, e intanto mise più forte che potè i piedi dagli stivaletti lucidi sul braccio della nuova ombra di quell’uomo istruito, che se ne stava come un barboncino ai piedi del padrone; e lo fece forse per superbia, o forse per provare a attaccarla a sé, ma quell’ombra che giaceva a terra se ne rimase tranquilla a ascoltare: voleva sapere come si faceva a diventare liberi e a raggiungere il livello del proprio padrone.
«Lei sa chi abitava nella casa dei vicini?» chiese l’ombra «era la cosa più bella di tutti: la poesia! Io rimasi li per tre settimane e fu come se avessi vissuto tremila anni e avessi letto tutto quello che è stato scritto, in prosa e in versi. Glielo dico io, può credermi: ho visto tutto e so tutto!»
«La poesia!» esclamò l’uomo istruito. «Sì, sì, lei spesso fa l’eremita nelle grandi città. La poesia! L’ho vista soltanto per un brevissimo attimo, ma il sonno mi annebbiava ancora gli occhi. Era sul balcone e brillava come l’aurora boreale! Racconta, racconta, tu eri sul balcone, sei entrato dalla porta, e poi?»
«Poi mi trovai nell’anticamera» disse l’ombra «mentre lei è rimasto seduto a guardare verso l’anticamera. Non c’era per niente luce, c’era una specie di penombra ma le porte di una lunga infilata di sale erano tutte aperte; e lì sì c’era luce: io ne sarei stato fulminato se fossi arrivato fino in fondo, fino alla fanciulla; ma rimasi indietro, presi tempo, è così che si deve fare!»
«E che cosa hai visto poi?» chiese l’uomo istruito.
«Ho visto tutto e glielo racconterò; ma, e non è certo per superbia, libero come sono e con tutte le mie conoscenze, senza parlare della mia posizione e delle mie straordinarie possibilità, desidererei che lei mi desse del lei.»
«Mi scusi!» rispose l’uomo istruito. «È una vecchia abitudine, che non si perde. Lei ha pienamente ragione, e io dovrò ricordarlo. Ma ora mi racconti tutto quello che ha visto.»
«Tutto!» disse l’ombra «perché io ho visto tutto e so tutto.»
«Com’erano le sale più interne?» chiese l’uomo istruito «Era come stare nella frescura di un bosco? era come in una chiesa? Erano sale che assomigliavano al cielo pieno di stelle, quando ci si trova in cima alle montagne?»
«Là c’era tutto!» rispose l’ombra. «E poi io non entrai interamente, rimasi nelle prime stanze, nella penombra, ma anche lì si stava molto bene, e da lì ho visto tutto e ora so tutto! Sono stato alla corte della poesia, nell’anticamera.»
«Ma che cosa ha visto? Per le sale passeggiavano tutte le divinità dei tempi passati? lottavano i vecchi eroi? giocavano bambinetti raccontando i loro sogni?»
«Le dico che ero lì e lei capirà che ho visto tutto quello che c’era da vedere! Se fosse passato lei dall’altra parte della strada non sarebbe diventato un uomo, ma io lo divenni. E contemporaneamente imparai a conoscere la mia natura più intima, la mia essenza, la parentela che avevo con la poesia. Quando ero con lei, non ci pensavo mai, ma lei lo sa bene, quando il sole si alzava e quando tramontava io diventavo terribilmente grande, mentre al chiaro di luna ero quasi più chiaro di lei; allora io non capivo la mia natura, ma nell’anticamera la compresi! Diventai uomo, uscii maturo di là, ma lei non era più in quei paesi caldi, io mi vergognavo come uomo a andare in giro come mi trovavo, avevo bisogno di stivali, di vestiti, di tutta quella vernice che rende riconoscibile un uomo. Allora mi misi, a lei lo posso dire tanto non lo scriverà in nessun libro, sotto la gonna di una vecchia che vendeva le torte per la strada. Mi nascosi là sotto, la donna non sapeva affatto che cosa nascondeva; solo di sera uscii, girai per la strada sotto il chiaro di luna, mi allungai su per i muri, il che fa un delizioso solletico sulla schiena. Corsi su e giù, guardai dentro le finestre più alte, quelle delle sale e dei tetti, guardai dove nessuno era capace di guardare e vidi quello che nessun altro vedeva, quello che nessuno doveva vedere! In fondo è un mondo infimo! Io non avrei voluto diventare uomo, se non fosse stabilito che è una cosa importante! Vidi azioni terribili, compiute da donne, da uomini, dai genitori, e perfino da quei deliziosi bambini; vidi» continuò l’ombra «quello che nessuno deve vedere, ma che tutti sarebbero tanto felici di vedere: il male del vicino. Se avessi pubblicato un giornale, quello sì sarebbe stato letto! Ma io scrissi alle persone direttamente, e seminai il terrore in tutte le città in cui arrivavo. Tutti ebbero paura di me! E allora sì che mi volevano bene! I professori mi fecero professore, i sarti mi diedero abiti nuovi, e così sono ben provvisto, il capo della zecca coniò monete nuove per me e le donne dissero che ero così bello! Così diventai l’uomo che ora sono. E ora la saluto, ecco il mio biglietto da visita: abito dalla parte del sole e sono sempre in casa quando piove.» E così l’ombra se ne andò.
"È proprio strano!" si disse l’uomo istruito.
Passarono giorni, e anni, poi l’ombra ritornò.
«Come va?» chiese.
«Ah!» rispose l’uomo istruito «scrivo parlando del vero, del bello e del buono, ma a nessuno interessa sentire cose simili: sono proprio disperato, perché me la prendo tanto a cuore!»
«Ma io no!» disse l’ombra. «Io ingrasso, e questo bisogna cercare di fare! Lei non sa vivere in questo mondo, e le andrà male per questo. Dovrebbe viaggiare; io farò un viaggio quest’estate, vuol venire anche lei? Mi piacerebbe avere un compagno di viaggio. Vuole viaggiare come me, come ombra? Sarebbe un gran piacere averla con me, pago io il viaggio.»
«Questo è davvero troppo!» rispose l’uomo istruito.
«Dipende da come si prendono le cose» rispose l’ombra. «Le farebbe proprio bene viaggiare. Se vuole essere la mia ombra, non dovrà pagare niente per il viaggio.»
«È da pazzi!» esclamo l’uomo istruito.
«Ma così va il mondo» disse l’ombra «e così resterà!» e se ne andò.
L’uomo istruito non se la passava affatto bene, dolori e fastidi lo perseguitavano, e quello che lui raccontava sulla verità, sul bene e sulla bellezza faceva alla maggior parte della gente l’effetto che potrebbero fare le rose a una mucca. Alla fine si era ammalato.
«Si sta riducendo come un’ombra!» gli diceva la gente, e questo faceva molta paura a quell’uomo istruito.
«Dovrebbe andare in una località termale» gli disse l’ombra che era andata a trovarlo «non c’è altro da fare! La porterò con me, in grazia della nostra vecchia amicizia; io pagherò il viaggio e lei ne farà una descrizione, così il viaggio sarà divertente. Voglio giusto andare a curarmi in una località termale: la mia barba non cresce come dovrebbe, anche questa è una malattia la barba bisognerebbe averla! Sia ragionevole, accetti la mia proposta, viaggeremo come compagni di viaggio.»
Così viaggiarono; l’ombra era il padrone e il padrone faceva da ombra; andarono insieme in carrozza, cavalcarono insieme, camminarono insieme, uno a fianco all’altro, uno davanti e uno dietro, a seconda della posizione del sole. L’ombra badava sempre a mettersi dalla parte del padrone; ma l’uomo istruito non pensava a queste cose: aveva buon cuore e era mite e gentile, così un giorno disse all’ombra: «Dato che siamo diventati compagni di viaggio, e che siamo cresciuti insieme dall’infanzia, potremmo anche darci del tu, sarebbe molto meglio!».
«Bene» disse l’ombra che ora era il vero padrone. «Lei ha parlato con grande benevolenza e schiettezza, e io vorrei fare altrettanto. Lei, da uomo istruito, sa certamente come è strana la natura. Certe persone non sopportano di toccare la carta grigia da pacco, e stanno male, altri hanno i brividi in tutto il corpo quando una punta striscia contro un vetro; io provo una strana sensazione quando lei mi dà del tu, mi sento come schiacciato a terra nella mia posizione di prima. Come vede è una sensazione, non è superbia; così io non posso permetterle di darmi del tu, ma se vuole posso senz’altro dare del tu a lei, e qualcosa avremo ottenuto lo stesso.»
E così l’ombra diede del tu al suo precedente padrone.
"Certo che è da matti!" pensò lui "che io debba dargli del lei e che lui mi dia del tu!" Ma ormai non c’era niente da fare.
Così giunsero alla località termale, dove c’erano molti stranieri e tra questi una graziosa figlia di re, che aveva la malattia di vedere fin troppo bene, il che era molto preoccupante.
Immediatamente notò che il nuovo arrivato era una persona ben diversa dalle altre. «È qui per far crescere la barba, si dice ma io vedo la causa vera: non può fare ombra!»
Diventò molto curiosa e durante la passeggiata si mise subito a parlare con quello straniero. Come figlia di re non aveva certo bisogno di fare tanti complimenti; così disse: «La sua malattia è che non sa fare ombra.»
«Sua Altezza Reale sta sicuramente guarendo» rispose l’ombra «io so che la sua malattia è di vedere fin troppo bene, ma ora non ce l’ha più perché io in realtà ho una meravigliosa ombra! Non vede quel tipo che viene sempre con me? L’altra gente ha un’ombra normale, ma a me non piace quello che è troppo comune. Diamo ai nostri servitori abiti più eleganti di quelli che usiamo per noi, e così io ho permesso alla mia ombra di vestirsi da uomo. Vede bene che gli ho perfino dato un’ombra. È molto costoso, ma a me piace avere qualcosa di speciale.»
"Come! come?" pensò la principessa "allora sarei proprio guarita? Questa località è la migliore che esista! L’acqua poi ai nostri giorni ha capacità meravigliose, ma io non me ne vado perché adesso viene il bello; lo straniero mi piace moltissimo. Purché la barba non gli cresca, perché altrimenti partirà."
Di sera nella grande sala da ballo la figlia del re ballò con l’ombra. Lei era leggera, ma lui era ancora più leggero, un ballerino simile lei non l’aveva mai avuto. Gli disse da quale paese proveniva e lui conosceva quel paese, c’era stato, ma quando lei non c’era; aveva guardato in tutte le finestre, in alto e in basso, aveva visto il tale e il tal altro, e così poteva rispondere alla figlia del re e fare allusioni di cui lei rimase molto meravigliata: doveva essere proprio l’uomo più saggio della terra! Provò un tale rispetto per quello che lui sapeva, che quando danzarono di nuovo s’innamorò di lui, e l’ombra se ne accorse perché lei continuava a guardarlo fìsso. Così ballarono ancora e lei stava per dirglielo, ma poi si trattenne: pensò al suo paese e al regno e a tutte le persone su cui avrebbe dovuto governare.
"È certo un uomo saggio" disse tra sé "e va bene! danza magnificamente, e anche questo va bene, ma chissà se ha una buona cultura? Anche questo è importante, dovrò esaminarlo." E così cominciò a fargli domande sulle cose più difficili, su cui lei stessa non sapeva rispondere; e l’ombra fece una strana faccia.
«Ah, non sa rispondere!» disse la figlia del re.
«Ma se questo l’ho imparato da bambino!» rispose l’ombra «credo addirittura che persino la mia ombra, laggiù alla porta, saprebbe rispondere!»
«La sua ombra?» esclamò la figlia del re «questo sì sarebbe strano!»
«Non sono proprio sicuro che lo sappia» aggiunse l’ombra «ma credo di sì; ormai mi ha seguito dappertutto per tanti anni e mi ha ascoltato, quindi dovrebbe saperlo. Ma Sua Altezza Reale mi permetta di dirle che quella ha una tale superbia, a forza di andarsene in giro vestita come un uomo, che per farla stare di buon umore – il che è necessario perché risponda bene – bisogna trattarla come un uomo.»
«Mi piace l’idea!» disse la figlia del re. Così andò da quell’uomo istruito vicino alla porta e parlò con lui del sole e della luna, e degli uomini, visti da fuori e visti da dentro, e lui rispose proprio in modo intelligente.
"Che uomo deve essere, se ha un’ombra così saggia!" pensò lei "sarebbe proprio una benedizione per il mio popolo e per il regno se io scegliessi lui come mio sposo, e lo farò!"
Subito si accordarono, sia la figlia del re che l’ombra, ma nessuno doveva saperne nulla finché lei non fosse tornata nel suo regno.
«Nessuno, neppure l’ombra!» disse l’ombra.
E aveva le sue buone ragioni per dirlo!
Così arrivarono nel paese dove la figlia del re regnava quando era a casa.
«Ascolta, mio caro amico» disse l’ombra all’uomo istruito «ora io sono proprio felice e molto importante, e voglio fare qualcosa di speciale per te: abiterai sempre con me al castello, viaggerai nella mia carrozza reale, e avrai centomila talleri d’oro all’anno, però devi lasciarti chiamare ombra da tutti, non devi dire che una volta sei stato uomo, e una volta all’anno, quando uscirò sul balcone al sole per farmi vedere, dovrai giacere ai miei piedi come una vera ombra. Ora te lo posso dire: sposerò la figlia del re! Questa sera avranno luogo le nozze.»
«No, questo è troppo!» disse l’uomo istruito «non voglio, non posso farlo; significa ingannare tutto il paese, perfino la figlia del re; io dirò tutto, dirò che sono un uomo e che tu sei l’ombra, e che sei solo travestito.»
«Nessuno ti crederà» disse l’ombra «sii ragionevole, altrimenti chiamerò le guardie!»
«Vado subito dalla figlia del re!» disse l’uomo istruito. «No, ci vado prima io» disse l’ombra «e tu sarai arrestato!»
E così fu, perché le guardie obbedirono a quello che conoscevano come il futuro sposo della figlia del re.
«Tu stai tremando!» disse la figlia del re quando l’ombra entrò da lei «è successo qualcosa? Non devi ammalarti proprio stasera, che dobbiamo sposarci!»
«Ho vissuto la più brutta esperienza che possa succedere!» esclamò l’ombra. «È proprio vero che un povero cervello di ombra non può resistere a lungo. Pensa, la mia ombra è impazzita, crede di essere l’uomo e che io, prova a immaginarti, che io sia la sua ombra!»
«È terribile!» disse la principessa «è stato rinchiuso?»
«Sì, ma ho paura che non si riprenderà più.»
«Povera ombra!» sospirò la principessa «sarà molto infelice; credo sarebbe una buona cosa se gli togliessimo quella poca vita che ha, e pensandoci bene, penso sia proprio necessario farlo in tutta tranquillità.»
«È dura, però!» disse l’ombra «perché era un servitore fedele» e si mise a sospirare.
«Che carattere nobile!» esclamò la figlia del re.
Quella sera tutta la città era illuminata; i cannoni spararono: bum!, i soldati presentarono le armi; che matrimonio! La figlia del re e l’ombra salirono sul balcone per farsi vedere e per avere un altro Hurrà!
L’uomo istruito non sentì nulla, perché gli avevano già tolto la vita.
Fiaba di Hans Christian Andersen
E’ una fiaba terribile! Agghiacciante! Desta arcane e nascoste paure dell’animo umano, il terrore forse maggiore che ognuno porta in sè. E mostra l’incredibile potere del "Tu". Alla luce di questa fiaba, non è strano che si tenda a dare del "tu" agli immigrati, agli stranieri e ai giovani. Passo davvero immenso è quando un adulto inizia a dare del "lei" a un giovane. Il "tu" dovrebbe esser concesso solo agli amici e ai parenti più stretti e fidati, quelli realmente tali, poiché il "Tu" ha il potere di far sì che un essere sia veramente un uomo o solo un’ombra.
Consiglio agli interessati di confrontare questa fiaba con il libro "Il Mago" di Ursula K. Le Guin, Mondadori.
Mi scuso per come questa fiaba non sia scritta in un italiano atto. Io l’ho letta su un vecchio libro di fiabe di Andersen datomi da una strega per cinque monete, e lì era davvero la lingua di una fiaba.
(22 Settembre 2010)
Razzismo di Facciata
La tomba di un ragazzo di origine rumena, ucciso da due connazionali perché si era rifiutato di dar loro una sigaretta, è stata trovata bruciata. All’albero sotto al quale è morto si trovano invece vari biglietti con messaggi razziali firmati da un gruppo, sempre che sia un gruppo, che si fa chiamare "Italianisti". C’è grande dolore e scandalo per questo razzismo contro un morto e ogni giorno molte persone si soffermano sotto all’albero e protestano contro questi biglietti. Una ragazza intervistata ha detto che se il ragazzo ucciso fosse stato italiano la cosa sarebbe stata ben diversa. Il razzismo, infatti, non sarebbe stato tirato in causa.
Consideriamo come scontato che quei messaggi degli "Italianisti" sono riprovevoli, di pessimo gusto e denotano la probabile ignoranza e chiusura mentale degli artefici, tanto per utilizzare dei luoghi comuni anche a questo proposito. Consideriamo pure questo come acquisito, un dato di fatto. Quel che dovrebbe far riflettere è come ogni qual volta salti fuori la parola "razzismo" ci sia un coro di proteste, ci sia sdegno e scandalo e sembra che i delitti compiuti con questa, si potrebbe dire, aggravante, siano più terribili e gravi di altri. Ora, fratelli, mi sembra che il razzismo venga combattuto solo in questi casi, cioè quando diviene cronaca, tutta l’Italia, o la Terra, ne viene a conoscenza ed è quasi doveroso mostrarsi sconvolti e allucinati che perfino nel 2010, ben sessanta anni dopo Hitler, esista ancora il razzismo! In sessanta anni si sperava che fosse stato debellato, no? Ma lasciamo stare la faccenda, altrimenti andiamo lontano. Il problema è che è solo all’apparenza che il razzismo viene condannato e combattuto, ma che alla fin fine, tutti siamo, più o meno, razzisti. Anche solo il dare del "tu" a una persona di colore non conosciuta o adulta è un atto di razzismo. In altri termini, è in buona parte ipocrita scandalizzarsi tanto per questo episodio e molto meno per la morte di un italiano. Poiché anche questo è un atto di razzismo, se vogliamo. Si sventola la bandiera degli antirazzisti solo quando comoda, ma la si ritrae appena nessuno più ci guarda. Di facciata quasi tutta l’Italia abbore il razzismo, ma quanti per davvero sono contrari? O anche, quanti veramente non lo sono, sebbene credano di non esserlo? Se ascoltassimo i telegiornali e leggessimo i giornali, sembrerebbe che tutto il popolo italiano sia contro il razzismo, ed è questa l’idea che si vuol far passare. Non credeteci. In un modo o nell’altro, l’umanità è sempre stata razzista.
(9 Settembre 2010)
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